insegna

SCUOLA DI VELA

CORSO CROCIERA

Sardegna nord-orientale
25 Giugno – 2 Luglio 2022


Sardegna sud, la crociera sociale 2022

di Gianfranco Iacobone

Dopo la Sardegna del sud, quest’anno la parte più bella della Sardegna, la Costa Smeralda e l’arcipelago della Maddalena. Eravamo un bel gruppo, ben quarantadue persone compresi i quattro skipper: Raffaele Velardocchia, Claudio Mercurio, Aldo Scandali e Antonio Flotta.

Per quattro belle barche, due Dufour 52, un Bavaria 51 e un Bavaria 46. Belle, quasi nuove, ma non prive di problemi che via via venivano fuori e che noi risolvevamo con un po’ di ingegno e molta creatività (di Aldo, il più delle volte…). Oggi il charter è diventato un fenomeno di massa: le flotte sono aggiornate (raro trovare una barca di più di otto anni) ed entro certi limiti anche curate, visto che è interesse delle Società tenerle in ordine. Ma la capacità distruttiva dei clienti, spesso neofiti non abituati ad una barca propria, supera ogni resistenza, considerato anche che tra un turno settimanale e l’altro la barca è ferma poche ore. Noi usiamo dire ogni anno che «lasciamo le barche meglio di come le troviamo» è non è un modo di dire, perchè davvero raddrizziamo tante cose storte; siamo insomma tra i migliori clienti che una Compagnia possa desiderare, e loro lo capiscono subito: tra noi ci sono molti armatori, molti patentati, tutti appassionati. Insomma gente che sa cos’è una barca.

Ma torniamo alla nostra crociera: siamo arrivati con tempo non ottimale, coperto e scriroccoso. Ma siamo andati subito, lo stesso e bordeggiando controvento, a vedere la bellissima isola di Tavolara, davanti ad Olbia, che affascina con la sua lunga dorsale rocciosa, deserta (è un’area marina protetta, e come tale deserta, non come quella che vogliono fare a Portonovo…). Il vento rovescia il banco di nuvole creando un fenomeno di scavalcamento molto spettacolare. Passiamo la notte all’ancora nei pressi, e la mattina dopo ci attende un lungo trasferimento (poca vela e molto motore, ma queste barche fanno 8 nodi con un filo di gas) fino a Maddalena, dove abbiamo prenotato in un piccolo approdo accanto al ponte che porta a Caprera.

Devo dire, come coordinatore della flotta, che qui ho «toppato» perché una cosa è sulla mappa e un’altra è sulla strada: insomma la città di Maddalena è davvero lontana, ma in qualche modo ci arriviamo per una serata di vita.

Il giorno dopo, lo sapevamo, si sta fermi per tempo cattivo. Anzi, ad essere precisi veniamo svegliati alle 5 da un groppo di vento forte, con tuoni e pioggia, che mette alla prova le trappe, dato che viene da prua. Qualche cima di rinforzo, aspettiamo che passi e poi andiamo, chi vuole, a trovare il «Generale». Si perché Caprera è appena oltre il ponte, e fatti alcuni tornanti siamo a casa di Garibaldi. Non è una cosa scontata e banale questa immersione nelle memorie di un protagonista non solo della nostra storia ma di quella di tanto ottocento. Un bel personaggio, se lo liberiamo dalle banalizzazioni dei nostri ricordi di scuola. Mi viene anche un pensiero che a scuola non si insegna: da convinto repubblicano non esitò a regalare un regno al Savoia, pur di fare l’Italia. Tanto di cappello.

Il cielo da grigio si fa azzurro, finalmente il cielo di Sardegna. Il vento fischia, e lo fa anche la mattina dopo, ma un giorno di sosta è anche troppo (siamo già a mercoledì), via, si parte. Terzaroli, fiocchi ridotti e cento bordi tra Maddalena e Palau, in mezzo a tanti traghettini, barconi e barchette; grande scuola per i neo-patentati della nostra scuola che devono destreggiarsi tra cartografia, manovre e precedenze. Gli scogli per naufragare qui non mancano, anzi sembra che si siano dati appuntamento. Alla fine lo stretto si allarga, siamo ormai nelle Bocche di Bonifacio e all’orizzonte vediamo la meta: la grande baia di Porto Liscia, ben protetta dal maestrale che soffia ancora gagliardo. Ancoriamo, siamo circondati da kitesurfers ed altri missili su foil che incrociano in tutte le direzioni. Nel pomeriggio il vento cala, tutti a terra (a turno, non lasciamo mai le barche sole), spiaggia sterminata di ghiaino finissimo, colori tropicali, lagune retro-dunali.

La mattina presto si parte per Budelli, e c’è un motivo per la levataccia: dista solo un’ora, ma dobbiamo prendere uno dei preziosi gavitelli del Parco, prima che li prendano gli altri. Infatti ci sistemiamo tutti nel campo boe accanto alla famosa Spiaggia Rosa e scendiamo con i tender. Ma non sulla spiaggia, che è transennata e sorvegliata: in una caletta vicina, da dove partono sentieri nella macchia che permettono di esplorare questo vero paradiso.

Poi, dopo un breve ancoraggio a Razzoli (difficile rinunciare alla spaghettata di mezzodì...) passiamo le mitiche Bocche con vento leggero di levante ed arriviamo a Lavezzi, territorio francese. Giusto un giro e torniamo, sempre al traverso. E qui Aldo dimostra che il Dufour 52, barca di carena nuova anche se con sistemazione degli interni un po’ discutibile, cammina un nodo di più del Bavaria 51. Non ne è stato dispiaciuto, Aldo… un po’ di più noi del Bavaria.

Avanti a bordi, oggi il vento è dolce ma a vele piene regala sette nodi, fino ad arrivare a Poltu Quatu (il Porto Nascosto, anche qui prenotato, un po’ caro), un assaggio di lusso sfrenato della Costa Smeralda. Un bel fiordo, un villaggio stile Porto Cervo (che è dietro il monte), barche di gran lusso.

Siamo all’ultimo giorno ma paghi di queste due giornate di bella vela. Ma il meglio deve venire. Dopo una mattinata a Caprera (i gavitelli di Cala Portese, sulla costa di levante) arriva un ponente robusto, di poppa piena, per tornare alla base di Marina dell’Isola (Golfo di Marinella). Un’altra bella scuola per i neofiti: a vele piene si bordeggia di poppa a grande velocità (otto nodi e più) ed in perfetto orario siamo all’approdo, con le barche sane, salve e un po’ migliorate.

La crociera è finita, tre giorni di vela bellissima ed uno così così, su sei giorni disponibili (dei quali uno fermi per maltempo): insomma, nella media. Gli equipaggi sono contenti (a proposito, eccone tre nelle foto 4,5 e 6), ultima sera in barca dove è obbligo finire tutto quello che c’è da mangiare e soprattutto da bere, e domattina al traghetto che ci riporta a casa. Pronti per il prossimo anno, che a generale richiesta sarà un ritorno in Grecia!


P.S. Abbiamo voluto mettere la foto degli skipper perché vogliamo ricordare quel momento felice ogni volta che pensiamo ad Antonio e al terribile destino che lo attendeva dopo quattro mesi.